La leggenda della Valle d’’Alloro

“…venir si vedesse incontro con festose acclamazioni quel Popolo a fargli ogni maggior
dimostrazione di onore, e con trionfali rami di lauro in mano a fargli festa, ed applauso.”

Della Nolana Ecclesiastica Storia, D. Gianstefano Remondini – Libro III, Capo LIV

Da lontano s’intravedevano ondeggiare alti, quei rami maestosi di un verde attraente in un tempo in cui piena ne era la Valle che accolse Ercole.

Le 10 fatiche di Ercole1 erano giunte al termine. Esausto di lottare per ottenere l’espiazione della colpa e l’immortalità, cercava riposo. Ma l’Oracolo di Delfi, che
altro non voleva che la sua incolumità, gli aveva raccomandato di trovare la Corona d’Alloro prima di poter deporre armi, scudo e allerta, indicando quel momento
come “tempo del riposo”. Non restava, quindi, che portare i buoi rossi ad Euristeo.
Così dopo aver rubato i tori a Gerione e dopo aver ucciso i figli di Nettuno che volevano togliergli il bestiame, Ercole si avvicinò alla sua patria e si diresse verso la
Tirrenia.
Costeggiò la Campania, dove rimase colpito dalla bellezza di una terra: si ergeva a strapiombo sul mare, incorniciata da due insenature fluenti. Nel 1243 a.C. vi
approdò il figlio di Zeus, l’eroe del tempo, colui che la fondò. Nacque Ercolano2.
Helios illuminò, con il carro splendente del Sole, il cammino di Ercole nell’entroterra; notava il mutamento dei terreni sotto di sé e della vegetazione che lo circondava
man mano che l’odore del mare scompariva. Helios continuò ad indicargli la via attraverso un viale conducendolo fino al portale di una Valle. Era l’unica via di
accesso per entrarvi percorrendo il suolo perché da quel viale s’innalzavano, sui lati, catene montuose che si chiudevano in cerchio. Sentiva il profumo del trionfo,
l’odore era inconfondibile: vi era su di esse un’estensione d’alloro che nell’insieme sembrava formare una grande corona.
S’immerse in quel verde attraente e glorioso.
Il Popolo di Fregonia notò entrar dal portale della Valle un uomo dal busto possente ricoperto dalla pelle di un leone e avvicinarsi stringendo tra le mani una clava. Lo
riconobbe.

Ercole udì da lontano: – Benvenuto in Fregonia, Terra di Pace! Anche il tuo leone può
riposar perché niente qui t’allerta!

“…venir si vedesse incontro con festose acclamazioni quel Popolo a fargli ogni
maggior dimostrazione di onore, e con trionfali rami di lauro in mano a fargli festa,
ed applauso. Gradì Egli in sì fatta guisa questi segni pubblici di giubilo, e di trionfo,
che prese una specialissima protezione di questa Terra, dei suoi Cittadini, ed a
perpetua memoria dell’onor che gli fecero, mutar volle il primier nome di Fregonia in
quel di Lauro, e dielle per insegna un albero di alloro con due Leoni rampanti al
tronco…

Della Nolana Ecclesiastica Storia, D. Gianstefano Remondini – Libro III, Capo LIV

Quella enorme Corona d’Alloro, simbolo del trionfo di Ercole per le sue gesta eroiche, prese il nome di Vallo di Lauro.
Da quella Terra che lo accolse dovette presto andar via perché la decima fatica avrebbe avuto davvero fine quando i buoi sarebbero stati di fronte ad Euristeo, così
continuò il suo cammino con i tori giù per la penisola…
Ma uno di essi scappò a Reggio e si gettò nello Stretto di Messina. Passò in Sicilia e scorse

“…la terra che da quel toro fu chiamata Italia, poiché i Tirrenii quello che i Latini
chiamano tauro, essi dicono italon…”

Biblioteca di Apollodoro – Pseudo-Apollodoro, Volgarizzamento del Cav. Compagnoni, Milano, 1826 – Libro II, pag.83

[1] Luigi Piccardi, Lucia Alberti e Claudia Paterna – Eracle e le sue fatiche: L’età del Bronzo greca raccontata da uno dei suoi protagonisti – Roma (Italia), CNR Edizioni, 2017, ISBN 978-88-8080-205-1.
[2] https://web.archive.org/web/20170514071446/http://www.herculaneum.net/Tratti%20storici.htm

Geografia del Vallo

Il Vallo di Lauro è una zona rurale della Campania che si estende su una superficie di 72 km2 e si trova nel mezzo della regione, per cui da qui è semplice raggiungere tutte le province. Appartiene alla provincia di Avellino e geograficamente è situato ai suoi margini infatti confina a nord-ovest con l’Agro Nolano, a sud con l’AgroNocerino-Sarnese e ad est con i comuni irpini di Forino e Monteforte Irpino.

Il territorio comprende i comuni di Marzano di Nola, Pago del Vallo di Lauro, Domicella, Lauro, Taurano, Quindici e Moschiano per un totale di circa 15.000 abitanti. La superficie dei paesi si trova ad un’altitudine che va dai 90 ai 300 m slm1.

Il Vallo di Lauro è una piana che si interpone tra la dorsale del Pizzone e quella cosiddetta dei Monti di Sarno, il quale si sviluppa tra le cime di Monte S. Angelo (752 m slm), Pizzo d’Alvano (1.154 m slm), Monte Torrenone (1.069 m slm) e Monte Salto (958 m slm).  

Su questa catena collinare, che prende il nome proprio della piana, sono distribuiti vari santuari: quello di Maria SS. dell’Abbondanza a Marzano, il Santuario della Madonna dell’Arco a Taurano, quello della Madonna della Carità a Moschiano, il santuario di San Teodoro e quello della Madonna della Neve a Quindici.

Il Vallo di Lauro si affaccia sul complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, sul quale ricadono delle panoramiche spettacolari anche da una bassa altitudine del territorio. Per la vicinanza a tale complesso, il terreno della catena collinare è ricco di materiali di origine vulcanica. Sono anche presenti zone calcaree, suoli argillosi e misti2.

Per tale motivo si tratta di una valle fertile, ricca di vegetazione. La catena infatti assume varie tonalità di verde per la presenza di diverse piante di cui ne è ricca: uliveti, noccioleti, querceti, castagneti e frutteti quali alberi d’agrumi, cachi, ciliegio.

C’è chi ancora pratica l’agricoltura e l’allevamento di bestiame tramandando, da generazione in generazione, tecniche e passione. Si allevano pollame, conigli, maiali per il proprio sostentamento. Tutto ciò effettuato esclusivamente per preservare un’alimentazione genuina.

L’intero territorio, oltre ad essere terreno fertile per agricoltura e distese di uliveti, noccioleti e castagneti, conserva la flora spontanea importantissima per il popolo del luogo. Si trovano, infatti, piante officinali dalle proprietà salutistiche importanti come per esempio il Taraxacum officinale, comunemente conosciuto come “Dente di leone” o “Soffione” per la particolare forma che assume il fiore nelle sue fasi di vita, depurativa dell’organismo sia a livello biliare che a livello renale in base alla parte della pianta che l’erborista utilizza, oppure possiamo trovare l’Hypericum
perforatum, detto anche “Erba di San Giovanni” perché fiorisce a Giugno, i cui caratteristici fiori, in base alla preparazione erboristica che si produce, assumono funzioni diverse: l’oleolito può essere usato esclusivamente per via cutanea come cicatrizzante per piccole ferite e l’infuso o la tintura madre dei fiori, sono antidepressivi in caso di depressione lieve e moderata. La Fumaria officinalis colora i campi con i suoi fiori dalla tonalità porpora di cui estirpando la radice si comprende bene la derivazione del nome perché ci si rende conto dell’odore acre che emana,
praticamente una difesa della pianta per non perdere il terreno dal quale prende il suo nutrimento. Inoltre nel sottobosco del Vallo di Lauro sono presenti fragoline, more, asparagi e funghi.

Questa Terra accoglie anche la fauna selvatica tipica dei boschi. Infatti dalla Valle possiamo ammirare i voli alti della Poiana comune, attratta dai rettili che percorrono le terre delle colline della vallata, quelli più bassi della Gazza e di sua cugina dal piumaggio incantevole, la Ghiandaia, la quale, come dice il suo stesso nome, nutrendosi soprattutto di ghiande, trova qui grosse Querci tra i noccioleti della zona per il proprio sostentamento. Affascinante è anche l’Upupa comune dalla capigliatura scompigliata che raramente ci fa onore delle sue visite. Presenti anche i
Corvi. Non mancano di certo passerotti, pettirossi, rondini, colombi e merli. Il Vallo accoglie la volpe rossa, cinghiali e lepri e da questi spesso ci si ritrova a proteggere la propria agricoltura e il proprio pollame di cui essi sono bramosi.

Amelia Sofia

Alla scoperta delle origini del Vallo di Lauro

Scavi archeologici di Pernosano (AV)